L’unico linguaggio assolutamente universale, che non ha mai bisogno di traduzione, è quello della musica. È in grado di superare senza problemi ogni ostacolo che si frappone tra popoli e culture. “Dove le parole non arrivano… la musica parla“, diceva Ludwig Van Beethoven. Il termine italiano musica (dal greco antico μουσική, «arte delle Muse») appare più o meno in questa forma in (quasi) tutte le lingue del mondo: music in inglese, müzik in turco, muziek in olandese, musiqa in usbeco, per esempio. Anche in arabo, ebraico o russo, comunque la si scriva, la pronuncia è sempre molto vicina alla nostra.
Noi non siamo musicisti, ma ascoltiamo e collezioniamo musica fin dagli anni ‘60. Ci siamo sempre interessati al modo di trasferire su un supporto durevole una esecuzione dal vivo, mantenendo quanto più possibile la fedeltà originaria; ancora oggi ciò è davvero molto difficile, figurarsi quando il mondo era analogico.
Siamo ingegneri del suono. Ci sforziamo di registrare in audio, e spesso anche in video, esecuzioni dal vivo o in studio di qualunque genere, dalla classica al jazz, dal pop al rock, siano esse per solisti o per orchestre. Le abbiamo raccolte in questo sito, con dettagliate spiegazioni tecniche, come è nella nostra passione, ma non c’è da aspettarsi il mainstream, ovviamente. D’altronde “uno su mille ce la fa”, diceva un famoso cantante italiano decenni orsono; oggi forse ce la fa solo uno su dieci/centomila, nonostante lo sviluppo impetuoso della tecnologia, o forse a causa di esso…
Perché usiamo il plurale? Maiestatis, modestiae? No, siamo proprio in due, 2 gi, appunto.
The only absolutely universal language, which never needs translation, is that of music. It is able to smoothly overcome every obstacle between peoples and cultures. “Where words do not reach … music speaks,” said Ludwig Van Beethoven. The Italian term musica (from ancient Greek μουσική, “art of the Muses”) appears more or less in this form in (almost) every language in the world: music in English, müzik in Turkish, muziek in Dutch, musiqa in Uzbek, for example. Even in Arabic, Hebrew or Russian, however you write it, the pronunciation is always very close to ours.
We are not musicians, but we have been listening to and collecting music since the 1960s. We have always been interested in how to transfer a live performance to a durable medium, keeping as much of the original fidelity as possible; even today this is really very difficult, let alone when the world was analog.
We are sound engineers. We strive to record in audio, and often in video, live or studio performances of any genre, from classical to jazz, pop to rock, whether for soloists or orchestras. We have collected them on this site, with detailed technical explanations, as is in our passion, but the mainstream is not to be expected, of course. Then again, “one in a thousand makes it,” a famous Italian singer used to say decades ago; today perhaps only one in ten/hundred thousand makes it, despite the impetuous development of technology, or perhaps because of it…
Why do we use the plural? Maiestatis, modestiae? No, there are really two of us, 2 letters g, precisely.













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